Carloforte, il fascino della storia

Per il turista che si accinge ad un viaggio nell’Isola di San Pietro conoscere i tratti fondamentali della sua storia significa poter gustare sino in fondo il suo soggiorno che non sarà solamente di spiagge meravigliose o incredibili tratti di costa a strapiombo sul mare ma soprattutto tradizioni, costumi, gastronomia ed un dialetto assolutamente originali ed affascinanti.
Furono le particolari vicende storiche che hanno fatto di Carloforte e della comunità tabarkina che la abita un caso unico nel bacino del Mar Mediterraneo.
La vicenda della comunità carlofortina ebbe inizio nel 1738 quando l’Isola – allora pressoché disabitata – venne colonizzata da un gruppo di pescatori, commercianti e corallari originari della Liguria che, dopo essere vissuti e aver lavorato nell’Isola di Tabarka sin dalla prima metà del XVI sec., trovarono rifugio nell’Isola di San Pietro. Successe che dopo aver avuto – a partire dal XVII sec. – rapporti amichevoli con il Bey di Tunisi che controllava Tabarka – un isolotto che dista poche miglia dalla costa africana -entrarono in aperto conflitto con il governo locale: si trattava di atti di pirateria e taglieggiamento verso le barche da pesca. A rendere il soggiorno nell’isola africana oltremodo difficile si aggiunse il fatto che i banchi di corallo – che avevano fornito ai liguri il prezioso materiale- si erano ormai esauriti.
Intanto, in quegli stessi anni, il re di Sardegna Carlo Emanuele III di Savoia stava cercando di ripopolare tratti della costa sarda disabitati così da sottrarli alle indiscriminate scorrerie dei barbareschi e togliere loro approdi sicuri. Si trattava di una operazione di controllo del territorio ed evidentemente gli abitanti di Tabarka furono individuati dai Savoia come i più idonei a svolgere questo ruolo. Così il 17 aprile 1738, forti del contratto di Infeudazione firmato dal

Statua di Carlo Emanuele III

Statua di Carlo Emanuele III

sovrano, sbarcarono nell’Isola di San Pietro 381 coloni che avevano abitato sin a quel momento l’isola tunisina e 88 provenienti direttamente dalla Liguria. E’ una data questa che segna la fondazione dell’abitato di Carloforte che venne così chiamato in onore del sovrano Carlo Emanuele III di Savoia.
Da allora, in un arco di tempo assai breve sorse il nucleo abitativo della cittadina, vennero impiantate le saline, furono divise le terre. Prendeva così profilo Carloforte che per l’ impianto urbanistico e la tipologie abitative si accostava ai centri abitati della riviera ligure, un caratteristica questa che continua a perdurare sino ai nostri giorni. Ben presto i coloni si dovettero rendere conto che l’Isola nella quale si trovavano, se offriva ottime potenzialità per la pesca e le attività marittime, era un avamposto non facilmente difendibile dagli attacchi esterni. Infatti erano trascorsi solo sessanta anni dalla fondazione di Carloforte che i suoi abitanti dovettero affrontare uno dei momenti più drammatici della loro storia: tra il 2 e il 3 settembre 1789 pirati tunisini – appoggiati dal Bey di Tunisi – conquistarono la città, la razziarono prendendo come schiavi 800 carlofortini – circa la metà della popolazione-. Si trattò di un momento molto difficile che mise in ginocchio la comunità e forse la sua stessa sopravvivenza. Ma in questo caso, numerosi stati occidentali (Russia, Francia ed il Papa) appoggiarono il re di Sardegna Carlo Emanuele IV che si stava impegnando perché fosse ridata la libertà ai carlofortini ridotti in schiavitù.
Le trattative furono lunghe – durarono cinque anni – e fu necessario l’intervento di Napoleone Bonaparte ed il pagamento di un riscatto per consentire, nel 1803, agli 800 prigionieri di poter rientrare in patria.
Il ritorno a Carloforte dei prigionieri fu accompagnato dalla costruzione del muro di cinta che rappresentava un baluardo a possibili altre scorrerie dei pirati tunisini. Da questo momento Carloforte conobbe un rapido sviluppo soprattutto grazie alle attività legate al mare: le tonnare, l’industria cantieristica ed i traffici mercantili (dei prodotti ittici, di formaggi e del vino prodotti nell’Isola Madre e i minerali) che grazie alla lunga esperienza nel settore fecero di Carloforte, nei primi anni del ‘900, il secondo porto della Sardegna subito dopo Cagliari. Furono anni questi in cui la cittadina venne scossa da un vivace fermento politico animato da Cavallera e da altri esponenti socialisti. Le idee della sinistra, in questa fase dello sviluppo paleo industriale di Carloforte poterono attecchire facilmente per via delle evidenti contraddizioni di classe presenti nell’Isola. Si trattò di una importante stagione di lotte sociali che sfociarono in scioperi e manifestazioni che ebbero come protagonista il movimento dei battellieri. L’esperienza politica maturata nell’Isola di San Pietro ben presto si estese ai paesi vicini contribuendo a creare nel sud ovest della Sardegna ( il Sulcis – Iglesiente) il territorio politicamente più attivo del proletariato organizzato sardo.
La crisi del settore minerario e navale significarono per Carloforte il tramonto del suo periodo di maggiore floridezza economica che le mutate condizioni economiche a livello locale ed internazionale non hanno più consentito di avere.
All’indomani della fine della seconda guerra mondiale Carloforte, che durante i conflitto venne duramente colpita dai raid aerei degli alleati, si trovò in una situazione economica a dir poco drammatica: senza più imbarcazioni, con le miniere e le officine chiuse.
Faticosamente il Paese seppe ricostruire una propria dignità produttiva affiancando alle tradizionali attività legate con il mare il turismo che seppure timidamente cominciava a prendere piede nell’Isola di San Pietro sino a divenire oggi uno dei settori dello sviluppo economico potenzialmente più interessanti per l’Isola di San Pietro.